Il parto in acqua avrebbe un influsso positivo sulla madre, la quale si sentirebbe più rilassata e tranquilla, portando anche benefici al neonato, che non subirebbe il trauma dovuto al passaggio dal liquido amniotico all’aria.
Chiaramente il parto in acqua prevede l'utilizzo di vasche specifiche che soddisfino determinati requisiti.
La vasca deve essere sufficientemente capiente per permettere alla donna la libertà di movimento ed assumere la posizione più comoda. La profondità deve essere tale da consentire una spinta verso l'alto abbastanza elevata. Generalmente le dimensioni sono di 2 x 1,5 metri con una profondità di 80 centimetri.
Le vasche sono costruite in vetroresina, un materiale liscio, resistente e perfettamente igienizzabile.
La temperatura dell'acqua è abbastanza calda e deve rimanere costante per l'intera durata del travaglio e del successivo parto.
Il ricambio dell'acqua è continuo in modo tale che l'acqua sia sempre perfettamente pulita. Questa condizione è essenziale per garantire l'igiene necessaria per la mamma ed il bambino in quanto durante tutte le fasi del parto, frequentemente, si verificano perdite di urine, feci, sangue e liquido amniotico.
I momenti che compongono il parto in acqua:
- la mamma si immergerà nell'acqua della vasca ad una temperatura costante di 37 gradi. L'acqua calda permetterà il rilassamento della muscolatura riducendo il dolore delle contrazioni. La donna potrà decidere di immergersi prima del travaglio o a travaglio iniziato;
- l'ostetrica eseguirà i controlli necessari, compreso il battito cardiaco del feto (controllo cardiotografico). L'ostetrica utilizzerà guanti lunghi fino ai gomiti durante l'immersione delle mani;
- l'ostetrica eseguirà un massaggio nella zona lombare per alleviare il dolore. La posizione accovacciata aiuterà a rendere più efficace il massaggio. L'ostetrica praticherà massaggi localizzati più o meno decisi assecondando le eventuali richieste della donna;
- all'intensificarsi delle contrazioni la donna potrà assumere la posizione per lei più comoda ed aggrapparsi al bordo della vasca per sopportare il dolore;
- allo spuntare della testa l'ostetrica lo afferrerà delicatamente per farlo uscire, in questo istante la donna darà l'ultima spinta;
- il bambino sarà fuoriuscito e con molta probabilità non si sarà ricorsi all'episiotomia (il piccolo taglietto tra la vagina e l'ano che viene frequentemente raticato per evitare lacerazione dei tessuti). L'acqua calda favorisce una maggiore irrorazione sanguigna della zona genitale limitando lacerazioni della zona vagino-perineale, anche per le primipare;
- come in altre tecniche di parto il nascituro verrà posto sul petto della mamma per permettere ad entrambi di rilassarsi;
- ad avvenuta cessazione della pulsazione del cordone ombelicale avverrà la separazione fisica dalla madre con il conseguente taglio;
- le fasi successive sono comuni a tutte le tecnice di parto, ovvero la madre verrà sottoposta a secondamento, ossia l'espulsione della placenta, mentre al bambino verrà effettuata la medicazione del monconcino ombelicale, gli verrà assegnato il punteggio di Apgar e verrà ripulito dai residui di placenta.